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    Un viaggio nel passato della città

    ISOLA| Palazzo Manzioli ha ospitato giovedì sera l’atto conclusivo di “Viaggio nella mia città”, giunto quest’anno alla quarta edizione. Il progetto, finanziato dalla CAN di Isola, ha come ideatrice e mentore l’architetto Chiarastella Fatigato ed è volto al racconto della città del passato. Quest’anno i protagonisti sono stati i più piccoli, ossia i bambini delle sezioni prescolari della scuola materna “L’Aquilone” e gli alunni della prima e delle due seconde classi della scuola elementare “Dante Alighieri”. Il motivo conduttore è stata la fiaba di Aleksandr Sergeevič Puškin, “Il pesciolino d’oro”, ambientata per l’occasione nell’antica Isola dei pescatori, anziché sull’isola di Bujan. Il racconto del poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo racchiude un messaggio profondo e insegna a essere soddisfatti di ciò che già si ha, perché a esagerare spesso si rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano. Invece che in un’“isba”, tipica abitazione rurale russa, i protagonisti, il pescatore e sua moglie, risiedono a Isola presso la Punta Gallo di una volta, senza il boschetto sovrastante. Per la maestosa dimora che il pesciolino d’oro fa apparire è stato scelto, invece, Palazzo Besenghi, uno dei più begli edifici barocchi di tutta la Slovenia, che i bambini hanno meticolosamente ricreato nei loro disegni. Partendo dal racconto i piccoli hanno illustrato i personaggi della fiaba e conosciuto i luoghi storici della loro città, ma si sono cimentati anche nella scenografia, visto che il racconto è stato portato sul palco della Sala Nobile durante la serata conclusiva. “Mi piace sperimentare didatticamente, perciò ho cercato un repertorio da poter adattare ai bambini e la favola ha fatto da espediente per parlare del passato. Dalla storia sono nate una filastrocca e una rappresentazione teatrale, perché un conto è raccontare degli avvenimenti, un altro è farli rivivere sul palcoscenico”, ha spiegato la mentore Chiarastella Fatigato. Il riscontro dei piccoli partecipanti è stato talmente positivo che hanno indagato sulla storia della cittadina anche tra genitori e nonni, facendosi raccontare quali indumenti si usava indossare e portando qualche requisito di scena, come una cesta per i panni e una canna da pesca. Al fine di includere tutti i bambini in modo equo, ogni scena ha visto interpretare i personaggi da diversi piccoli attori. “Rendere vivo il racconto è stato quello che hanno gradito di più. Tenevo molto a inserire una parte in dialetto isolano e per questo mi sono avvalsa del prezioso aiuto di Amina Dudine”, ha precisato la Fatigato.

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    Last modified on Venerdì, 19 Aprile 2019 23:32