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    Dialetto fiumano. Stimolarlo affinché non scompaia

    By Ivana Precetti Aprile 02, 2019 552
    Tihana Kraš e Maša Plešković Tihana Kraš e Maša Plešković Ivor Hreljanović / Rino Gropuzzo

    In linguistica, il termine dialetto indica, a seconda dell’uso, una varietà di una lingua o una lingua in contrapposizione a un’altra. In sociolinguistica, invece, il termine è riferito a un idioma che ha status di subordinazione di utilizzo rispetto a una lingua di dominio, che ne limita significativamente i campi e i contesti d’utilizzo. Tuttavia, la maggiore accezione del termine dialetto resta quella di “varietà di una lingua”. All’interno di un territorio i cui dialetti appartengono alla stessa famiglia spesso è difficile dire dove un dialetto cessi e dove ne cominci un altro, poiché le particolarità dialettali si sovrappongono. Si ricorre perciò di solito alla scelta di un certo numero di peculiarità, e si segnano poi i confini dove queste peculiarità nel loro insieme vengono a cessare. Secondo l’enciclopedia Treccani, anche in rapporto con la lingua nazionale non sempre è facile segnare i confini del dialetto, specie se questo ha molti punti di contatto con quella. Spesso, in questi casi, si determinano piuttosto situazioni di diglossia, nelle quali il dialetto si pone come varietà diastratica bassa di comunicazione all’interno di cerchie familiari o comunque omogenee, mentre la lingua nazionale è impiegata nella comunicazione con persone esterne al gruppo familiare o sociale d’appartenenza.

    Il dialetto fiumano, nello specifico, è definito come un dialetto della lingua veneta parlato a Fiume, con particolari radici storiche. Oltre all’influsso dell’italiano e del croato, contiene ad esempio anche qualche elemento del tedesco, derivato dalla dominazione austroungarica. Presenta inoltre significative produzioni letterarie. Un idioma di antiche origini, che ancor sempre si parla nel capoluogo quarnerino, ma con molta meno frequenza di una volta. Un calo drastico dettato dall’infievolimento, nel corso della storia, della minoranza italiana in città, unica autoctona di queste terre. Qual è di conseguenza il suo futuro? A lungo andare, rischia di scomparire del tutto o c’è qualche speranza che esso venga tramandato alle future generazioni? Quali sono le ultime tendenze al riguardo?

    AThEME, un progetto finanziato dall’UE

    A questo e ad altri quesiti ha tentato di rispondere Maša Plešković, assistente presso la Facoltà di lettere e filosofia di Fiume, nel suo dottorato di ricerca sul dialetto fiumano, parzialmente finanziato dall’Istituto croato per la scienza nell’ambito del progetto europeo AThEME (acronimo di Advancing The European Multilingual Experience), nato con l’obiettivo di studiare il multilinguismo in Europa da diverse prospettive. Finanziato dall’Ue con 5 milioni di euro, ha coinvolto per cinque anni (dal 2014 al 2019), diciassette Università e organizzazioni di otto Paesi, tra cui anche la Croazia, e precisamente il suddetto istituto universitario. Una delle parti interessate è stata anche la Comunità degli Italiani di Fiume, che ha fornito un grande aiuto nelle ricerche sul dialetto. Ne abbiamo discusso con Maša Plešković e con la docente Tihana Kraš, anch’essa della Facoltà di lettere e filosofia di Fiume, che ha guidato il team di ricerca formato, oltre che dalle nostre due interlocutrici, anche dalla docente Branka Drljača Margić e dalla dottoressa Paola Medved.

    Risultati parziali

    Alla domanda su quali siano le conclusioni alle quali è giunta nel corso della sua ricerca sul dialetto fiumano, Maša Plešković ha risposto che in questo momento non può dirlo con certezza in quanto la ricerca non è stata ancora portata a termine e i dati rilevati finora indicano diverse tendenze. “Sto ancora studiando il fenomeno – ha esordito – per cui non vorrei ancora pronunciarmi del tutto. Per le necessità della mia ricerca mi sono servita di un questionario scritto e di interviste dal vivo, effettuati su un campione di 280 persone, di cui 30 interpellate a voce, di varie fasce d’età, a partire dagli adolescenti fino agli anziani, tutti appartenenti alla minoranza italiana di Fiume. Il più giovane intervistato aveva 14 anni e il più maturo 89, i più numerosi erano quelli di mezza età”.
    “Abbiamo avuto un po’ di difficoltà nel reclutare i trentenni-quarantenni, ma è una cosa abbastanza consueta. Sono in un periodo della loro vita in cui, tra lavoro e figli, non hanno troppo tempo per altre cose”, ha spiegato Tihana Kraš.
    Vari gli aspetti su cui le nostre interlocutrici hanno puntato nella loro ricerca. “Uno di questi – hanno spiegato assieme – era scoprire in quali contesti si usa oggi maggiormente il dialetto. È scaturito che esso sia frequente per lo più in ambito familiare o tra amici, ma anche sul posto di lavoro dove tutti conoscono quest’idioma e lo usano per esprimersi meglio. Lo si può sentire inoltre in seno alle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana, dove lo si parla tra colleghi. È sparito però dai luoghi pubblici, nel senso che non avrete più modo di scambiarci quattro chiacchiere con la commessa o parrucchiera se non le conoscete personalmente, cosa che qualche decennio fa era del tutto normale”.
    “Un altro aspetto che ci interessava – hanno proseguito – era l’uso del dialetto fiumano nei media, che sembra essere del tutto inesistente, almeno per quanto riguarda i media tradizionali. Nei giornali e in radio leggerete e ascolterete esclusivamente l’italiano”.

    L’influenza dei matrimoni misti

    Quanto, secondo le due ricercatrici, hanno influito al calo dell’uso del dialetto i matrimoni misti? “In certi casi decisamente – sostengono –. Diversi intervistati hanno ammesso di non parlarlo a casa o di conoscere qualcuno che non lo fa, e pertanto di non tramandarlo ai propri figli poiché sconosciuto al loro coniuge. Ci sono però tantissimi casi in cui la moglie o il marito che non sono di madrelingua italiana, hanno voluto imparare il dialetto. A Fiume ci sono diversi nuclei familiari misti che curano quest’idioma e ai quali si deve il suo mantenimento. Dalla ricerca è fuoriuscito pertanto che la motivazione strumentale è molto meno incisiva che quella integrativa. Nel momento in cui ad esempio sono in cerca di occupazione, s’appoggiano di più sulla loro conoscenza dell’italiano, anziché del dialetto, che è logico. Una cosa interessante nel leggere i questionari compilati e nel sentire le persone parlare, sono stati i motivi dell’uso del dialetto, tutti rivolti all’affezione verso questo idioma, all’attaccamento alle radici, a un grande desiderio di tramandarlo ai loro posteri”.
    “Curiose sono state le risposte relative alle opinioni che i nostri intervistati hanno sull’idioma, il modo in cui lo percepiscono – hanno spiegato Plešković e Kraš –. Gran parte delle persone intervistate considera l’italiano una lingua molto più ricca, fine e moderna in rapporto al dialetto, ma quando si parla d’affetto non c’è paragone, quest’ultimo è per loro molto più bello. Gli sono affezionati. Tra i fruitori c’è una forte volontà di mantenerlo e tramandarlo alle generazioni future, nonostante l’uso in calo, che è percepibile soprattutto negli asili in lingua italiana, dove vengono iscritti sempre meno bambini conoscitori del dialetto”.
    A quali altre scoperte ha portato lo studio? “Ci ha sorprese tantissimo l’influenza dei nuovi media sull’uso di quest’idioma. Abbiamo capito che le nuove tecnologie offrono grandi potenzialità nella tutela e nella conservazione dei dialetti in generale poiché risultano essere un ottimo incentivo per le generazioni di oggi, che hanno modo di usarli attivamente in forma scritta, corrispondendo ad esempio per sms o tramite reti sociali con i loro amici. Ciò è molto importante per i dialetti, in questo caso per quello fiumano, che non ha una ricca tradizione letteraria e che non viene usato abitualmente nello scritto. Le nuove piattaforme digitali risultano essere allora un vero e proprio stimolo nella promozione dello scritto dialettale”.

    Come incentivare l’uso del dialetto?

    Che cosa bisognerebbe fare, secondo le nostre due interlocutrici, per incentivare l’uso del fiumano? “Oltre a insistere nel tramandarlo ai propri figli nei singoli nuclei domestici, un’ottima idea sarebbe renderlo più visibile e continuare a introdurlo come materia opzionale o come attività extracurricolare nelle scuole elementari e medie superiori, ma anche svolgere di tanto in tanto delle attività in dialetto con i bimbi anche negli asili – hanno affermato –. Da quello che abbiamo avuto modo di capire, però, la situazione non è così allarmante e a Fiume la gente di madrelingua lo parla ancora, anche se molto meno che in passato. Si percepisce la volontà di tramandarlo, ma si potrebbe fare di più”.
    Spazi di manovra nel mantenimento di una lingua, qui concretamente del dialetto fiumano, ci sono sempre, ma se per un qualsiasi motivo si rinuncia a parlarlo, il rischio che esso scompaia nel tempo è più che reale. Bisogna confidare nel buonsenso delle nuove generazioni? Sempre, ma andrebbero stimolate.

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    Last modified on Martedì, 02 Aprile 2019 11:37

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