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    Morto l’accademico Nedjeljko Fabrio

    Morto l’accademico Nedjeljko Fabrio Davor Visnjic/PIXSELL

    FIUME | È venuto a mancare sabato mattina a Fiume, all’età di 81 anni, lo stimato letterato e accademico Nedjeljko Fabrio. Grande scrittore e intellettuale di prestigio, Fabrio era nato a Spalato nel 1937 per trasferirsi nel 1947 con i genitori a Fiume, dove è rimasto fino alla fine. È proprio nel capoluogo quarnerino che aveva concluso le scuole elementari e le medie superiori, per poi trasferirsi durante gli studi a Zagabria. Nel 1961 conseguì presso la Facoltà di filosofia la laurea in lingua croata e letteratura dei popoli slavi del Sud e lingua e letteratura italiana. Dopo gli studi tornò a Fiume trovando un impiego come lettore presso l’Università popolare, e quindi come drammaturgo presso il Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. Nel 1971 tornò a Zagabria dove lavorò in qualità di redattore del Programma drammaturgico della Televisione croata e in seguito come docente all’Accademia di arti drammatiche. È stato inoltre redattore del foglio “Riječka revija” e ha fondato la rivista “Kamov”, diventandone caporedattore. Nedjeljko Fabrio è stato membro ordinario dell’Accademia croata di arti scientifiche, e dal 1989 al 1995 anche presidente della Società degli scrittori croata. Nel 2007 è stato insignito del Premio nazionale “Vladimir Nazor” per l’opera omnia.
    Nel corso della sua infanzia, il grande accademico ha vissuto in prima persona gli innumerevoli mutamenti storici avvenuti a Fiume, ha testimoniato all’esodo degli italiani di queste terre, ma anche a quello di altre realtà nazionali, di cui ha scritto tantissimo nel corso della sua esistenza. Sono questi, infatti, i temi di cui si è occupato maggiormente nelle sue opere letterarie, tutte di grande successo. Una volta aveva detto: “Scrivendo di Fiume, città in cui tra il XIX e XX secolo si sono succeduti sette Stati, e sotto l’influenza della cultura slava, rumena, germanica e ungherese, offro un tema che l’Europa sa riconoscere. Il mio vantaggio è che ho vissuto parte di questi fatti”.
    A Fiume, Nedjeljko Fabrio era particolarmente legato al teatro. “Ho iniziato a frequentarlo all’età di dieci anni – aveva raccontato in un’occasione –. Ho avuto l’onore di ascoltare compositori e direttori d’orchestra quali Ivan Matetić Ronjgov, Lovro Matačić e Boris Papandopulo, ma anche solisti quali Milan Pihler, Marija (Mica) Glavačević, Branko Medanić e altri, nonché artisti drammatici come ad esempio Veljko Maričiž, Anđelko Štimac, e via di seguito. Quando ho iniziato a scrivere per il teatro, ero maggiormente in contatto con Boris Papandopulo”. È proprio nel Teatro di Fiume che sono state messe in scena due delle più grandi opere drammatiche di Fabrio, “Reformatori” (Riformatori) nel 1968, e “Čujete li svinje kako r
    okću u ljetnikovcu naših gospodara?” (Sentite i maiali grugnire nel villino dei nostri padroni?) nel 1970. Il suo celebre romanzo storico di stampo postmoderno “Vježbanje života” (Esercitazione alla vita), del 1985, è diventato uno degli spettacoli teatrali antologici di maggiore successo a Fiume, per la drammaturgia di Darko Gašparović e la regia di Georgij Paro. Definita “cronistoria drammatica”, la pièce ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Realizzata nel febbraio del 1990, in sei anni è stata presentata ben 85 volte, sempre dinanzi a una gremita platea. Grande successo di pubblico ha avuto anche lo spettacolo “Smrt Vronskog” (La morte di Vronski), di Ivica Bona, trasposizione teatrale dell’omon
    imo grande romanzo di Nedjeljko Fabrio del 1994. Nel corso della sua proficua attività letteraria, l’accademico si è interessato molto delle opere di autori di confine quali Fulvio Tomizza e Scipio Slataper. La sua ultima opera teatrale è stato un libretto per balletto intitolato “Maestro”, ispirato alla vita e all’opera del compositore Boris Papandopulo.

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    Last modified on Lunedì, 06 Agosto 2018 08:26