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    Gli strascichi terribili della Grande Guerra

    By Drago Kraljević Novembre 19, 2018 386

    Quest’anno ricorre il centenario della fine della Prima guerra mondiale. Il tragico bilancio delle perdite umane fu il seguente: 1,4 milioni di francesi; 1,8 milioni di tedeschi; 1,3 milioni di soldati austroungarici; 1,6 milioni di russi; 600mila italiani... Il britannico Eric Hobsbawm, uno degli storici contemporanei più noti, nel suo libro “Il Secolo breve”, evidenzia: “La guerra di massa esigeva una produzione di massa. Ma la produzione esigeva anche organizzazione e direzione manageriale, proprio perché l’obiettivo era quello di distruggere sistematicamente la vita umana con la massima efficienza. Parlando in termini generali, la guerra totale fu la più grande impresa economica, coscientemente organizzata e diretta, che l’uomo avesse mai conosciuto”.
    L’anniversario è l’occasione per ricordare brevemente un altro fatto di cui si discute pochissimo, o che si sottace volutamente. Si tratta delle cause della radicalizzazione dei rapporti dell’Occidente con parte del mondo islamico, iniziata proprio in quel periodo.
    Oggi, secondo i media internazionali, la radicalizzazione dei rapporti tra l’Occidente e parte del mondo islamico, che incide fortemente sui rapporti globali, è collegata all’attacco terroristico alle Torri gemelle di New York, l’11 settembre del 2001. È così, ma non è l’unica verità. Le ragioni sono molto più profonde e complesse, perché affondano le radici nel nostro passato. La radicalizzazione è iniziata molto prima, durante la Prima guerra mondiale e nel dopoguerra. Era il tempo del crollo dell’Impero ottomano e della disfatta degli Imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania), quando l’Inghilterra e la Francia avevano iniziato ad accaparrarsi i territori che erano sotto il potere del sultano. A causa dell’enorme debito verso le banche occidentali (inglesi e francesi), l’economia turca aveva subìto un tracollo. Per tale motivo la Turchia era stata costretta ad accettare i confini che ha ancor oggi. Il territorio dell’Impero ottomano era stato così suddiviso: la Francia aveva ottenuto il Libano e la Siria; la Gran Bretagna la Mesopotamia (oggi Iraq), il Kuwait e l’Egitto; l’Italia, in veste di uno dei vincitori aveva richiesto il libero scambio con l’Abissinia (Etiopia), dopo che, grazie al Trattato di Losanna, aveva ottenuto la Libia. I curdi, popolo numeroso, erano allora rimasti senza un proprio Stato.
    Dopo l’avvento al potere del nazismo in Germania (1933) Adolf Hitler era diventato una persona molto stimata e benvoluta nel mondo arabo, soprattutto perché le popolazioni del Medio oriente, della Turchia e dell’Africa settentrionale si erano sentite ingannate dalle decisioni della Conferenza di pace di Parigi, nel 1919. A differenza della Gran Bretagna, della Francia e dell’Italia, dopo la Prima guerra mondiale la Germania non era una potenza coloniale. Quando Hitler aveva sconfitto la Francia nella Seconda guerra mondiale, nei raduni di massa a Damasco, Aleppo e in molte altre città arabe si scandiva “non c’è più monsieur”, “non c’è più mister”. Il re dell’Arabia Saudita Ibn Saud e quello egiziano Faruk nutrivano un grande rispetto nei confronti di Hitler. Però un problema si era presentato all’orizzonte, visto che Hitler giudicava le persone e i popoli in base al criterio dell’appartenenza razziale. Perciò aveva acconsentito a che la traduzione in arabo del suo “Mein Kampf” non contenesse parti in cui si faceva riferimento all’”antisemitismo”, in quanto non solo gli ebrei erano semiti. Al tempo la cosa più importante era che Hitler fosse contro gli ebrei, i britannici e i francesi. In altre parole, Hitler era diventato fonte d’ispirazione per il mondo arabo. L’odio verso i britannici, i francesi e gli ebrei, con il passare del tempo, è sfociato nella jihad. Nel mondo arabo all’epoca era diventato famoso anche Benito Mussolini, perché nel 1935 aveva attaccato l’Abissinia/Etiopia, infliggendo così un duro colpo alla Gran Bretagna. Nella Seconda guerra mondiale, nel 1943, era giunto a Sarajevo il gran muftì Amin al-Husseini, per concordare con i tedeschi le attività contro i partigiani di Tito. In quell’occasione era stata istituita la tredicesima divisione “Handschar” delle Waffen-SS tedesche, composta per lo più da soldati croati, musulmani e albanesi del Kosovo. La fine della Prima guerra mondiale, purtroppo, oltre all’altissimo numero di vittime, ha lasciato dietro a sé un gran numero di questioni aperte che, con l’andare del tempo, sono diventate la causa della Seconda guerra mondiale.

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    Last modified on Martedì, 20 Novembre 2018 11:49

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