Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

    Fiume CEC 2020. Il contributo degli italiani

    By Roberto Battelli Aprile 20, 2019 159

    La Giunta esecutiva dell’Unione Italiana ha deciso di candidare “Dimela cantando”, Festival della canzone (inedita) in istroveneto, come progetto culturale da offrire nell’ambito del contenitore Fiume-Capitale europea della cultura 2020. “Andremo ad arricchire la manifestazione” è stato detto. Il Festival lo scorso anno aveva già fatto tappa nel capoluogo quarnerino, ma ora s’intende organizzare un evento ancora più strutturato. L’UI, pertanto, chiede un contributo di 50mila kune, circa 7.000 euro, alla società Rijeka 2020, che gestisce il progetto Fiume Capitale europea della Cultura.
    L’istroveneto, che tanti di noi portano nel cuore, non è un dialetto unitario ma piuttosto un arcipelago di dialetti molto simili tra loro, che si differenziano per aree e località. Poi c’è l’istrioto. E ci sono il triestino e, nella fattispecie, il fiumano, che non sono “istroveneti”. Fiume si è candidata con successo al ruolo di Capitale europea della Cultura perché è una città portuale europea che da alcuni secoli a questa parte ha ospitato, prodotto ed elargito cultura. E continua a farlo. Emporio cosmopolita, Fiume ha conservato a lungo due tratti peculiari: l’identità linguistica italiana/croata, o croata/italiana che dir si voglia e una schietta e condivisa indole autonomista dei suoi abitanti, repressa nel secondo dopoguerra dalle violenze totalitarie volte a provocare l’esodo della gran parte della popolazione italiana della città, come ben sappiamo.
    Tuttavia le culture secolari di cui sono intrise le abitudini e i luoghi sono difficili da estirpare. La residua comunità italiana di Fiume, di Pola e di molte altre località del nostro territorio di insediamento storico fu, almeno in parte, preservata dalle norme vincolanti dell’articolo 19 del Trattato di pace dell’Italia con le Potenze Alleate. Fiume ospita così la sede storica dell’UI (UIIF), l’EDIT, il Dramma Italiano, asili e scuole italiane, Radio Fiume, una storica Comunità con il maggior numero di iscritti. La CNI ha un suo rappresentante nel Consiglio comunale e molti connazionali votano per i partiti della coalizione del sindaco Obersnel, che con la sua squadra gestisce la complessità di una città come Fiume, crisi della cantieristica compresa, e che ha condotto in porto un obiettivo così prestigioso come Fiume Capitale della Cultura europea 2020. Anche con l’apporto degli italiani.
    Sono e sono state fiumane di nascita o adozione in tempi recenti molte illustri personalità italiane nei campi della cultura, della politica, dello sport e in altri settori che hanno dato lustro al capoluogo quarnerino. Sono convinto che la Comunità degli Italiani e le altre istituzioni continueranno a svolgere il loro ruolo nella promozione di questo contributo con l’inevitabile sostegno dell’UI. Ma auspico anche che l’Unione Italiana lo faccia dignitosamente, come soggetto, nella sua veste di massima organizzazione rappresentativa degli italiani di Croazia e Slovenia. Fiume-Capitale europea della Cultura 2020 se lo meriterebbe.

    Rate this item
    (0 votes)
    Last modified on Venerdì, 19 Aprile 2019 23:32