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    Capire l’evoluzione del territorio attraverso l’analisi della sua storia

    By Rosanna Turcinovich Giuricin Aprile 28, 2019 103

    Percorrere la storia del territorio in cui si vive, in generale ma, in questo caso, dell’Istria in particolare, aiuta a comprendere dinamiche di sviluppo della realtà, ma anche del pensiero e di quel sentire che caratterizza un’appartenenza. A questa ci si riferisce spesso quando si ragiona di esodo e di un popolo sparso unito da un comune percorso storico-sociale, interrotto drammaticamente dalla seconda guerra mondiale. C’è una comune radice storica: sia antica, che più recente, come quella che precedette il conflitto degli anni Quaranta. Ne ragioniamo con Silva Bon, presidente dell’Istituto Gasparini di Cormons, capodistriana, trasferitasi in tenera età con l’esodo a Trieste con la famiglia, collaboratrice dell’IRSML, esperta di storia ebraica del territorio, impegnata ad analizzare le vicende di quest’area anche dal punto di vista culturale ed umano.

    Un vero e proprio miscrocosmo

    “Capodistria è un microcosmo – afferma – ma si tratta di una realtà emblematica attraverso la quale comprendere il corso comune dopo la prima guerra mondiale. La storia dell’Istria tra le due guerre mondiali è conseguenza drammatica della formidabile tensione e della crisi generale dei primissimi anni Venti”.

    Quali sono le dinamiche attraverso le quali si manifesta il nuovo corso, sia politico che comunitario, dopo la prima guerra mondiale?

    “Le forme sono molteplici: si aprono a manifestazioni corali religiose, con la celebrazione di messe da campo e solenni, officiate quale ringraziamento, nelle principali piazze e chiese di Capodistria, dove intervengono autorità militari, civili, il popolo tutto; ma anche a momenti più squisitamente culturali e di intrattenimento. E allora ecco la produzione di pièces teatrali ispirate ai sentimenti risorgimentali e irredentisti (ad esempio la rappresentazione di “Romanticismo”, dramma di Gerolamo Rovetta, bandito dalle scene dall’Austria, fa accorrere al Teatro Ristori tanta gente che si accalca dinanzi alla porta del teatro che “a stento i soldati trattengono l’irrompere della folla”); l’organizzazione di trattenimenti musicali, come l’esibizione di cori polifonici pubblici oppure di cantanti d’opera che presentano i pezzi topici del repertorio classico italiano, in primo luogo le musiche di Giuseppe Verdi; la vendita dei testi degli inni patriottici da diffondere a livello di conoscenza popolare; l’allestimento di balli di beneficenza, il cui ricavato va devoluto per il progetto di edificazione di un monumento a perenne ricordo del martirio di Nazario Sauro”.

    Quali sono i fatti più importanti del 1918?

    “Nei primi giorni di novembre inizia l’occupazione militare italiana dell’ex Küstenland austriaco, comprendente Gorizia, Trieste e l’Istria. Ma già fin dalle ultime settimane di ottobre 1918 il fermento è vivissimo, così a Trieste, come in Istria. Il ritrovato senso civico, democratico e di militanza politica è registrato puntualmente, dai primi giorni di novembre 1918 al dicembre 1922, da “L’Istria Redenta” che costituisce una fonte, tra le molte fonti d’Archivio e a stampa che ho consultato, molto ricca di informazioni e di dati. Il 30 ottobre 1918, si sparge a Capodistria la voce che a Trieste la popolazione aveva preso nelle sue mani i destini della città. Sono i giorni della Redenzione, che a Capodistria si concretizza la mattina del 4 novembre 1918 con l’arrivo nel porto di due torpediniere che sbarcano pattuglie di bersaglieri e di carabinieri”.

    Ma al di là della foga patriottica, quali i problemi che riguardano la città?

    “Senz’altro il problema dei giovani. Ritornare a una vita normale, dopo la guerra, vuol dire anche risolvere, o almeno tamponare, il grosso carico dei molti ragazzi orfani, poveri, e dei tanti bambini e adolescenti in età scolare. A Capodistria, il glorioso Ginnasio - Liceo “Carlo Combi” e le altre Scuole si riaprono il 7 gennaio 1919. Il Pio Istituto Grisoni, gestito da religiosi, Padri Stimmatini di Trento, e da suore, risponde in parte alla bisogna degli orfani, ospitando sia bambine che bambini, a cui le famiglie non possono provvedere, date le difficoltà economiche incombenti, anche perché orbate del capofamiglia, caduto in guerra”.

    Anche i gruppi politici si ricompattano fin dai primi giorni di pace…

    “Il 24 novembre 1918 i repubblicani - democratici sociali si costituiscono intorno al fascio giovanile “Pio Riego Gambini”, che è intitolato all’eroe irredentista capodistriano morto a 24 anni sul Monte Calvario, ai cui piedi è sita Podgora. Si iscrivono soprattutto studenti universitari e medi in un numero di circa duecentocinquanta giovani. Nei primissimi giorni di dicembre 1918 si riorganizza anche la sezione locale del Partito socialista, che a Capodistria ha una lunga tradizione, che parte almeno dal 1869, anno in cui sorge una prima società di mutuo soccorso. Il 28 dicembre 1919 si costituisce anche a Capodistria, come in molte altre città d’Italia, un comitato per preparare la sezione del Partito Popolare Italiano”.

    Che cosa significa il ritorno alla normalità in una realtà messa a dura prova dalla guerra?

    “La ripresa si consolida in organismi associativi e in microazioni e presenze pubbliche che danno un quadro complessivo di una città relativamente tranquilla. Anche lo spoglio della stampa conferma lo stile proprio di Capodistria, cittadina nobile, borghese, piccolo borghese, dove i proletari, gli agricoltori, i lavoratori del porto, i pescatori, i paolani sono a stretto contatto con il resto della cittadinanza tutta; condividono socialmente, in un mescolamento interclassista, così l’abitare stanziale nelle piazze, nelle vie, nelle calli del centro storico, come un approccio generalmente moderato verso le problematiche generali. Esiste anche qualche possibilità di mobilità sociale, attraverso l’acculturazione. Al Ginnasio Liceo classico “Carlo Combi” dove vengono a iscriversi studenti da tutta l’Istria. Si esprime anche in questo modo l’anima civile, colta dei capodistriani, poco inclini ad atti politicamente eclatanti, piuttosto educati e tranquilli, non motivati a violente contrapposizioni di classe, anche per la mancanza di fabbriche e industrie, diversamente da Isola, Pirano, Rovigno, Pola, dove l’elemento operaio ribadisce necessità e diritti, a volte con forza oltranzista. Eppure, il passaggio critico verso il 1921 mette in luce le difficoltà della vita che la gente comune deve affrontare, posta nel mezzo di una forbice ben divaricata tra le opzioni ideali del sacrificio dato in nome della Redenzione e dell’arrivo dell’Italia e il crescente sentimento di delusione per la realtà contingente, per la frustrante quotidiana precarietà, mancanza di lavoro, povertà diffusa”.

    Che cosa succede al momento delle elezioni politiche del 15 maggio 1921?

    “La città conferma il suo patriottismo, già espresso fortemente nel movimento irredentista e con il contributo di martiri ed eroi alla prima guerra mondiale; e un certo orgoglio municipalista, che si esprime anche nelle molte cerimonie pubbliche, organizzate con senso del decoro, della drammaturgia dell’evento. Tutto ciò produce un senso corale di appartenenza: la vita si frantuma in tanti fili diversi, in tante possibilità, che alla fine si ricompattano come tessere di un mosaico in un quadro unitario ricco e mosso. Si assiste allora al coagulo delle forze espresse dagli ex combattenti, dai fascisti, dai nazionalisti, dai conservatori più rigidi, in nome di un “ordine pubblico” da imporre anche con la violenza, l’aggressione preventiva, la provocazione costante, così contro le popolazioni slovene, residenti nelle campagne intorno a Capodistria – città, come contro i sostenitori dei Partiti socialisti, comunisti, popolari, più precisamente collegati con le classi subalterne in movimento per rivendicare migliorie economiche e sociali. L’elemento nuovo, perturbante, è dato dalla presenza sul territorio del Fascio di Combattimento, che porta avanti una politica intessuta di atti violenti, provocatori, in una rapida radicalizzazione di stampo tanto politico, quanto nazionale”.

    Che cosa rivelano i risultati delle elezioni?

    “Le forze più attente ai problemi sociali si attestano ai primi posti: a Capodistria vota l’82% della popolazione; ecco i dati riaggregati: Partito Socialista 544; Popolari 377; Blocco Nazionale 299; Partito Comunista 231; Sloveni 260. L’analisi del voto registra chiaramente la sconfitta del Blocco Nazionale e la affermazione dei socialisti e dei popolari, ancora una volta i cittadini scelgono la persona, Carlo Nobile, in cui possono riporre fiducia, rimanendo fedeli a una tradizione socialista che affonda le radici nei primi anni del Novecento. Nel periodo in cui l’amministrazione socialista è in carica, avvengono però due fatti rilevanti: il passaggio dal movimento dei Fasci di combattimento alla costituzione del Partito Nazionale Fascista; il cambiamento dell’organizzazione istituzionale delle Terre Redente. Soprattutto il primo ha conseguenze fondamentali per la vita politica di Capodistria, in quanto, dopo la Marcia su Roma, del 28 ottobre 1922, è veramente difficile sostenere ancora l’anomalia socialista”.
    “È arrivata veramente l’Età Nuova?” si domanda il professor Arturo Bondi nell’articolo di apertura de “L’Istria Redenta”, e così risponde il 21 novembre 1922: “Sì. Veramente e definitivamente, a principiare da quel memorando recentissimo 30 ottobre in cui, caduto il Gabinetto Facta, il leader fascista on. Benito Mussolini compose il suo Gabinetto e prestò giuramento al Re d’Italia, assicurando che assumeva il governo per imporre a sé stesso e alla Nazione la disciplina che la trarrà a salvamento”.
    Capodistria, l’Istria, che avevano basato da sempre la propria realtà su una forte autonomia, conosceranno un lungo periodo di cambiamenti radicali e poi, la seconda guerra mondiale, scompaginerà per sempre un antico e radicato tessuto sociale.

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    Last modified on Domenica, 28 Aprile 2019 14:10