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    Visignano al passo con la NASA

    By Marin Rogić Aprile 14, 2019 175
    Korado Korlević, professore, astronomo, divulgatore scientifico, alla guida dell’Osservatorio Astronomico di Visignano Korado Korlević, professore, astronomo, divulgatore scientifico, alla guida dell’Osservatorio Astronomico di Visignano foto: Goran Žiković

    Questo telescopio, le stelle, l’universo, servono principalmente da calamita, da “esca”, per fare avvicinare i giovani alla scienza, alla matematica, alla tecnologia, a quello che noi offriamo, affinché vedano che vi sono altre possibilità oltre che a rincorrere un pallone. Ci accoglie con queste parole Korado Korlević, professore, astronomo, divulgatore scientifico, alla guida da sempre dell’Osservatorio Astronomico di Visignano, mentre dalla grande cupola che “nasconde” al proprio interno il telescopio, si apre un mondo meraviglioso. Nelle scorse settimane, è assurto a protagonista, rimbalzato sui media nazionali (e non solo), perché grazie alla sua attività di monitoraggio e di ricerca ha superato addirittura la NASA, ente responsabile delle attività aeronautiche e aerospaziali di interesse civile degli Stati Uniti d’America. “Attenzione, al momento siamo primi, però non è proprio così – precisa Korlević –. I giornali hanno ‘pompato’ la notizia, ma dobbiamo capire che non si tratta di una partita di calcio, di una competizione su chi è più bravo di chi”, ci tiene a chiarire. A livello internazionale, esiste una rete per il monitoraggio di oggetti pericolosi, simile alle centrali di controllo degli aerei. “Esistono due telescopi militari e due della NASA, che fanno da ‘cani segugi’, ai quali di recente si è aggiunta l’Accademia della Scienza e delle Arti cinese. Noi facciamo da ‘recuperatori’“, spiega Korlević.
    Il nostro pianeta è costantemente a rischio d’impatto con corpi celesti alla deriva nello spazio. Chiamati NEO (Near Earth Objects), sono circa 19.000, e in aumento. Nel marzo 1998 la NASA ha istituito il CNEOS – Center for Near Earth Object Studies, centro nevralgico per la mappatura dei NEO, per predire i passaggi ravvicinati e valutare in modo affidabile il livello di pericolosità. I dati sono la risultanza dei calcoli elaborati dal Minor Planet Center sulla base delle informazioni provenienti da satelliti e, soprattutto, dagli osservatori di tutto il mondo, attraverso il Centro di coordinamento del rischio asteroidale (NEO Coordination Centre). Dagli inizi del 2019, il team di Visignano ha portato a termine il 55% del monitoraggio e sorveglianza dei piccoli pianeti che passano vicino alla Terra e che potrebbero rappresentare un pericolo. L’impegno e la rilevanza del lavoro svolto affiancano l’Osservatorio di Visignano all’esercito statunitense e all’Agenzia Spaziale Europea (ESA). E oggi può affermare che l’eventualità di uno scenario apocalittico è piuttosto remota, con un rapporto di circa 1:100.000. In altre parole, si verifica un impatto catastrofico tipo Armageddon in media una volta ogni 100mila anni.
    “Il nostro lavoro quotidiano è monitorare, sorvegliare gli spostamenti e il luogo in cui si trova l’oggetto in questione. Lo seguiamo per una ventina di minuti, un’ora al massimo, verifichiamo la posizione, la traiettoria e rinviamo le informazioni raccolte su posizione, traiettoria e luminosità. Noi ci siamo occupati del 55 p.c. delle segnalazioni e se lavori molto, in altre parole se risolvi tante segnalazioni, allora è ovvio che sarai tra i primi, ma questo non vuole dire che siamo migliori degli altri”, puntualizza. E ci mostra le fotografie di stelle, pianeti, galassie... Ma ci racconta anche l’aspetto educativo che svolge, quello di cui va più fiero, anche se non lo dice. Sono infatti decine e decine i professionisti passati da Visignano che oggi ricoprono ruoli di primissimo livello su scala internazionale nel campo scientifico e della ricerca, astronomi, biologi, che hanno preso parte a questo, come lo definisce lo stesso Korlević, “progetto educativo”. Perché di questo si tratta: educare, formare giovani con grandi potenzialità. Attualmente ci sono due ragazze visignanesi che hanno frequentato i loro corsi, l’una studia Harvard e l’altra Cambridge. Questo la dice lunga sul ruolo che svolge questa piccola grande realtà di Visignano.

    Su un altro pianeta

    Salendo sulla collina, sembra di essere arrivati in un’altra dimensione, quasi su un altro pianeta. “Quello è il nostro amico Fox, un inglese che fa il volontario e dopo la mezzanotte viene a darci una mano. Ci sono anche altre due ragazze, sempre inglesi, che oltre a curare le piante e l’erba dei prati, ci aiutano a portare avanti i nostri lavori. Qui è un via vai di gente, tutti volontari, che condividono gli stessi valori”. Persone che scelgono di partire dall’Inghilterra pagandosi da sole il biglietto aereo e le altre le spese per venire a Visignano a occuparsi di giardinaggio e altro. Probabilmente, se non fosse per l’Osservatorio e la sua attività, nemmeno saprebbero indicare sulla cartina il punto in cui si trova questa piccola cittadina istriana o la stessa Istria (e forse nemmeno la Croazia). Passeggiando intorno all’Osservatorio e chiacchierando con Korado si capisce il perché di quest’interesse. La concezione che si ha qui dell’insegnamento, della metodologia educativa, è nettamente differente da quella che troviamo nelle aule. Viene in mente una famosa frase di Albert Einstein: “non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare.” 
    Ed è su queste “condizioni migliori” che Korlević e il suo gruppo puntano: offrire un qualcosa in più, di diverso, perché “se uno ha la possibilità di diventare premio Nobel – afferma l’astronomo, prolifico scopritore di asteroidi –, bisogna sapergliela creare quella possibilità, se no che senso ha che finisca dietro al bancone di un bar? Come si può sentire un insegnate che vede un possibile Nobel lavare i piatti in un ristorante? Male, decisamente male”. L’insegnamento qui viene visto come missione, unita a una grande dose di passione ed entusiasmo, che regala ai giovani, stimolandoli al pensiero critico. Fino allo scorso anno era prassi organizzare dei laboratori anche per i giovani delle scuole della Comunità nazionale italiana, grazie all’Unione Italiana, in collaborazione con l’Università Popolare di Trieste. Purtroppo la crisi che in seno all’ente morale triestino rischia seriamente di compromettere questa bella iniziativa.

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    Partiamo dagli inizi. Quando e come nasce, in un piccolo paese della periferia qual è Visignano, un osservatorio astronomico capace di reggere il passo con centri internazionali molto più grandi, con più personale e fondi a disposizione?

    “Erano altri tempi, in cui gli insegnanti a scuola pensavano come stuzzicare la curiosità degli studenti, come sollecitarli affinché raggiungessero determinati obiettivi. All’epoca, parliamo della metà degli anni ’70, l’ambizione massima dei giovani di Visignano era lavorare alla reception o fare il cameriere in un albergo di Parenzo. Non volendo limitarci a ciò, ci siamo organizzati e abbiamo deciso di essere noi stessi a creare le opportunità. Insieme, insegnati e studenti, abbiamo dato vita a un’associazione astronomica. Il tutto è iniziato nel ’76 come progetto educativo nella scuola elementare. Crescendo costantemente, negli anni Duemila ha preso il via la costruzione della struttura dove ci troviamo qui ora, che ha iniziato con i lavori di misurazione un anno e mezzo fa”.

    Bloccati dalla burocrazia

    In poco tempo siete riusciti ad arrivare a ricoprire un ruolo molto importante per quanto riguarda le misurazioni astronomiche. Come è stato possibile raggiungere questi livelli così velocemente?

    “Innanzitutto, noi non siamo un osservatorio croato, non rientriamo in quella che è la rete scientifica statale. Siamo un osservatorio astronomico non governativo, no profit. Noi non abbiamo il diritto di presentarci ai bandi, ce la caviamo come possiamo e sappiamo. Esistiamo solo grazie alle molte persone che ci danno una mano e grazie al supporto della Regione Istriana. Lo Stato non ci ha praticamente mai aiutato e quando riusciamo a recuperare il denaro da donazioni per i nostri progetti, ci prende il 20 per cento perché non siamo un’istituzione statale e quindi non siamo esenti dal pagamento dell’IVA. Questa è la realtà della Croazia, che non riesce a guadare oltre, al futuro. Basti pensare che è stato proprio lo Stato a fare di tutto per rendere la vita difficile all’istituto Max Planck, che ha più volte tentato senza successo di venire in Croazia”.

    A proposito di leggi, state pianificando di realizzare tra 2,5 anni un nuovo telescopio, che avrà un obbiettivo delle dimensioni di quello di Hubble, e se non sbaglio proprio la legislazione nazionale potrebbe frenarvi...

    “Non frenarci, la legislazione ci blocca sul nascere, non ci permette di progettare, realizzare e fare le operazioni di manutenzione al telescopio perché non siamo registrati per fare questo. Quando ho visto l’iter burocratico che avremmo dovuto affrontare per ‘metterci in regola’, ci ho rinunciato. Se ci ostacoleranno, lo realizzeremo da qualche altra parte, in un altro Paese e poi lo porteremo qui. Oggi la Croazia fa parte di una comunità molto più ampia e se non puoi lavorare qui vai altrove, dove ci sono le condizioni per farlo”.

    Altro ostacolo alle attività dell’Osservatorio è rappresentato dalla costante crescita dell’inquinamento luminoso. So che si sta progettando di illuminare Montona con luci led che potrebbero causare non poche difficoltà al vostro lavoro.

    “Il problema non riguarda solamente Montona. L’illuminazione led è diventata così a buon prezzo che hanno iniziato a utilizzarla praticamente tutti. Dalle nostre parti, furbi come siamo, si opta per i led con il prezzo più basso, quelli con cinquemila kelvin, che producono una forte luce azzurra, quasi bianca. Il male è che nuoce anche alla salute. La nostra amministrazione cittadina crede ciecamente ai venditori, molto spesso di fumo, invece di informarsi, di rivolgersi agli esperti, cercare pareri. E creano danni, spendono per progetti sostanzialmente inutili. Ma è un discorso generale, che vale per tutto il Paese, gestito da politici e amministratori che non consultano gli esperti. Il paradosso è che nei prossimi undici anni, per legge saranno obbligati a cambiare questo tipo di illuminazione con un’alternativa che non danneggia la salute pubblica e rispetti l’ambiente”.

    Nel concreto, quanto influisce nel vostro lavoro l’inquinamento luminoso?

    “Ogni anno ci fa perdere 0,2 di magnitudine. Da 15 anni a questa parte vediamo di anno in anno sempre meno stelle. Siamo usciti da Visignano scappando dalla luce, ma vediamo che ora è praticamente dappertutto intorno a noi. Perché dal Monte Maggiore io dovrei vedere una lampadina a Fiume se questa serve a illuminare la strada? Perché un lampione che dovrebbe illuminare la strada viene messo a 25 gradi? Da noi, dai tempi del socialismo, esiste questo metodo, non importa se non fa bene alla salute o all’ambiente, l’importante è che si veda”.

    Deduco che non è proprio soddisfatto della situazione odierna in Croazia?

    “Io mi occupo di educazione e questa nel nostro Paese naviga in pessime acque, lo Stato non si preoccupa affatto dei bambini, del loro futuro”.

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    Il telescopio di Margherita Hack...

    Come strumenti, come siete dotati?

    “Abbiamo un telescopio che ci è stato donato nel 1996, al quale poi abbiamo apportato delle modifiche secondo le nostre esigenze. La denominazione ufficiale è L01, ma noi lo chiamiamo telescopio di Margherita Hack. Lo dobbiamo a lei, donna simbolo, protagonista della storia italiana recente, prima direttrice donna di un istituto scientifico nazionale. Non aveva peli sulla lingua, non guardava in faccia a nessuno, ha criticato la Chiesa, il Papa, senza timori, ha sempre detto la sua. Non dimentichiamo poi che l’Osservatorio di Trieste negli anni ’60 ha dato il proprio contributo a scongiurare la Guerra Fredda, sono stati loro ad avvisare la NATO che c’era un’eruzione sul sole e che non erano aerei russi”.

    L’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede, questa rappresenta un’opportunità o un pericolo?

    “Rappresenta il pericolo maggiore che attualmente corriamo. Nel momento in cui l’intelligenza artificiale si manifesterà e ci informerà di avere una propria consapevolezza, saremo al punto di non ritorno, dove non avremo più sistemi di difesa. Non sappiamo come questa si evolverà, come si comporterà quando avrà piena autonomia e quando non saremo più noi ad avere il controllo”.

    E Internet? Per alcuni è una grande opportunità, per altri megafono dell’ignoranza.

    “Internet come strumento è praticamente inutilizzato dalla stragrande maggioranza delle persone. Se apre YouTube, vedrà che la metà dei video raffigurano gatti che saltano, cadono, e tutti ridono. Se poi aggiungiamo altre cose frivole, ci mettiamo dentro un po’ di sesso, una grande fetta di pubblico è accontentata. Internet è una grande opportunità, ma come tutte le opportunità bisogna saperla utilizzare al meglio”.

    Di recente in Italia si è tenuto un grande convegno dei cosiddetti terrapiattisti, persone convinte che la terra non sia sferica ma piatta. Nel 2019, con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, fa un po’ impressione che siano in tanti a crederci e proprio in casi come questi Internet gioca un ruolo fondamentale...

    “Sa cosa direbbero gli americani? Questa è un’ottima opportunità per fare business, quando hai dei ‘tutto credenti’ (così li definiscono) allora gli puoi rifilare qualsiasi cosa, basta cavalcare il loro credo ed è fatta. Il problema di Internet è che al suo interno sono tutti alla pari, non esiste un esperto la cui parola valga più di quella degli altri, degli ignoranti e stupidi. Se il più grande immunologo scrive che i vaccini sono la scoperta più importante nella medicina e una soubrette nota al pubblico afferma che fanno morire o ammalare i bambini, il fruitore medio guarderà le due foto e farà il ragionamento: lei è più bella e quindi lei ha ragione (commenta ridendo, nda.). La faccio semplice, ma purtroppo è così...”

    Come guarda alle nuove conquiste dello spazio? Ellon Musk è diretto verso Marte...

    “Le uniche conquiste vere sono quelle portate avanti dalle compagnie private, in particolare negli Stati Uniti, che hanno dimostrato di essere in grado di fare cose che faceva la NASA per un decimo del costo. Dall’altra parte, è normale che la curiosità umana spinga sempre a tentare di superare i limiti. Per quanto riguarda Musk, le migliori innovazioni che fa sono sul mercato finanziario. È riuscito a vendere il proprio prodotto senza che questi esistesse e ha ricevuto miliardi di dollari. Se riuscirà nel proprio intento, potrà restituirli, altrimenti saranno tutti a rimetterci. Musk è uno dei massimi esponenti della cosiddetta società del sogno, è riuscito a mettere nello stesso calderone scienza, tecnologia, pubblicità e desiderio”.

    Verrà un’altra specie homo

    C’è altra vita, oltre a questa sulla terra?

    “Non l’abbiamo ancora scoperta, ma la statistica ci dice che deve esistere vita all’infuori del nostro pianeta. È una regola della matematica, la ripetizione infinita, se noi esistiamo esistono altri. I biologi sostengono che la vita nell’universo è inevitabile perché ogni volta dove le basi per crearla ci sono, la vita nasce da sola, la maniera in cui la materia si compone ci dice che la vita deve nascere”.

    Presiede la più grande Fondazione privata in Croazia, la Fondazione Adris, dell’omonimo gruppo rovignese. È soddisfatto del lavoro?

    “Non posso non essere soddisfatto. Ogni anno diamo borse di studio ai giovani per 3 milioni di kune e di questi tempi, in questi posti, sono molti soldi. I nostri non sono come i fondi statali, comunitari, non vogliamo sapere dove va ogni centesimo ma chiediamo di vedere il risultato finale, chiediamo a chi la riceve di alzare il sedere e girare il mondo, di andare per congressi, seminari, conoscere altre realtà... Il nostro è un ente no profit, siamo mossi esclusivamente dalla volontà di aiutare persone di talento e migliorare, nel nostro piccolo, la società nella quale viviamo. La cosa importante è capire, è sapere cogliere la passione di una persona, sapere riconoscere le capacità che ha di ampliarla e valorizzarla”.

    Lo scorso anno, a un convegno, ha detto che la nostra civiltà sta volgendo al termine.

    “Viviamo in una società strutturata in maniera sbagliata dove esistono solo il bianco e il nero, e quindi non potrà durare a lungo. Il mondo è un teatro nel teatro, il meccanismo che sta dietro non si vede. La probabilità che alla fine di questo secolo non ci sia nemmeno una persona sul nostro pianeta è calcolata tra il 10 e il 20 p.c.. Ci troviamo nella situazione peggiore per l’essere umano da 40mila anni a questa parte. I terrapiattisti, la riforma curriculare, ci dicono quanto la nostra società, nonostante tutta l’evoluzione, sia decadente. Se oggi potessimo resuscitare Nerone e lui vedesse il mondo odierno, la televisione con le sue telenovele, le ricette gastronomiche, gente che corre dietro un pallone e migliaia di altri che li guardano e spendono soldi per guardarli, gente che ride guardando gatti su uno schermo, direbbe ‘bravi, bravi, questo è il mio mondo, qui voglio vivere’. Anche Nerone costruiva le arene e noi cosa facciamo? Centri sportivi e palazzetti a ogni angolo. Siamo in una delle fasi più decadenti della storia, nel mondo della vendita dei sogni. Dal mio punto di vista, noi come homo sapiens non sopravviveremo per più di tremila anni. Al nostro posto verranno nuove specie, più intelligenti, l’homo superior, l’homo machina”.

    Cosa pensa del tanto contestato dottorato honoris causa al sindaco di Zagabria, Milan Bandić?

    “Probabilmente vado controcorrente, ma credo che gli avrebbero dovuto consegnare un dottorato in Pubbliche relazioni. Da anni cercano di ‘fargli le scarpe’, ma lui è ancora lì, al suo posto, capace di giocare a piacimento con i media e con l’opinione pubblica. Altro che professori di comunicazione...”.

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