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    Nel mirino i deputati delle etnie

    Nel mirino i deputati delle etnie Patrik Macek/PIXSELL

    ZAGABRIA | Nuove sfide in vista per le minoranze nazionali in Croazia. L’iniziativa civica denominata “Il popolo decide” vuole infatti promuovere un referendum propositivo sulla modifica della legge elettorale che riduca il ruolo dei leader partitici e impedisca di fatto le coalizione preelettorali. Uno degli obiettivi più importanti che si prefigge di conseguire l’iniziativa referendaria, è quello di ridurre da otto a sei il numero dei deputati delle comunità nazionali e possibilmente di ridimensionare le loro prerogative, impedendo loro di votare la fiducia al governo, nonché di partecipare al voto sulla Finanziaria.

    Due quesiti referendari

    I proponenti sono ben consapevoli del fatto che la loro proposta di ridurre i parlamentari minoritari a figure di secondo piano va a cozzare contro una serie di principi in materia di diritti dell’uomo e potrebbe essere cassata dalla Corte costituzionale. Per tale motivo hanno suddiviso l’iniziativa referendaria in due quesiti, di cui soltanto il secondo si riferisce al ridimensionamento del ruolo dei deputati delle etnie. Se quest’ultimo dovesse essere bocciato dai giudici, come è probabile, perlomeno il primo forse potrebbe ottenere luce verde. La raccolta di firme per il referendum inizierà domenica 13 maggio e si concluderà domenica 27 maggio. Affinché l’iniziativa sia valida sarà necessario raccogliere almeno 380mila firme: una soglia non indifferente, ma comunque non impossibile da conseguire se i proponenti saranno in grado di mobilitare gli elettori, in particolare quelli di destra. Una corrente politica quest’ultima verso la quale di fatto tendono.
    Ovviamente l’obiettivo dei seguaci di “Il popolo decide” non è solamente quello di ridurre il peso politico dei deputati delle minoranze e quindi delle comunità nazionali stesse. C’è di mezzo anche qualcos’altro, ossia la volontà di limitare lo strapotere dei leader dei grandi partiti, a iniziare dall’HDZ, impedendo ai capi di fissare a loro piacimento le liste elettorali, ovvero chi dei candidati risulterà eletto al Sabor. I rappresentanti dell’Iniziativa civica hanno illustrato, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Spalato, i dettagli della loro proposta. L’intento di fondo, a loro dire, è quello di permettere agli elettori di contare di più. Per raggiungere quest’obiettivo intendono portare a tre il numero dei voti preferenziali. A risultate eletti in Parlamento sarebbero i candidati più votati delle varie liste, a prescindere dal loro posizionamento sulle stesse. Come dire, si ridurrebbe il margine di manovra dei leader partitici. Sarebbe anche più difficile creare coalizioni preelettorali, in quanto i grandi partiti non potrebbero più garantire agli alleati minori dei seggi sicuri in Parlamento. Come rilevato dal coordinatore generale di “Il popolo decide”, Zvonimir Troskot, verrebbe svuotata di significato l’attuale prassi che vede, ad esempio l’SDP mettere ai primi posti della lista elettorale i candidati dell’HNS garantendo così loro l’elezione al Sabor. In futuro, se l’iniziativa referendaria, dovesse andare in porto, ogni candidato dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie per essere eletto, in quanto sarebbe in diretta concorrenza con gli altri esponenti del suo partito o della sua coalizione presenti sulla lista elettorale.

    Voto per corrispondenza

    I proponenti intendono pure permettere, con il referendum, l’introduzione del voto per corrispondenza e di quello elettronico, al fine di favorire un’affluenza quanto maggiore, sia in Croazia sia all’estero (pensiamo al voto della diaspora). Secondo Ivana Bilić Antičević, la Croazia ha già tutti i presupposti per introdurre rapidamente il voto elettronico per il tramite del sistema e-cittadini. I confini delle circoscrizioni elettorali, inoltre, dovrebbero seguire quelli delle Regioni e in ogni collegio dovrebbe essere eletto un minimo di 15 deputati. Il numero esatto dei parlamentari eletti nelle varie circoscrizioni verrebbe fissato tenendo conto del numero degli elettori in ogni collegio e del numero complessivo degli aventi diritto al voto in Croazia.
    Uno degli obiettivi del referendum è anche quello di ridurre da un massimo di 160 a un massimo di 120 il numero dei deputati, “al fine di ridurre i costi”. Proporzionamente il numero dei parlamentari minoritari scenderebbe da otto a sei. Marija Burazer ha dichiarato che il tal modo “verrebbe impedito il commercio politico dei seggi minoritari”, che “non è nell’interesse dei nostri concittadini, appartenenti alle etnie”.
    Come dire, i normali negoziati postelettorali per la formazione della maggioranza di governo, a cui possono partecipare tranquillamente tutti i parlamentari e i partiti interessati, nel caso delle etnie, si riducono, in quest’ottica, a “commercio politico”. L’iniziativa “Il popolo decide”, come rilevato, è consapevole che l’idea di creare dei deputati con poteri dimezzati, che non possono votare per quello che realmente conta, ben difficilmente può passare. Ma il vero tallone d’Achille del primo quesito (a parte le disposizioni che irriteranno tutti i leader che vanno per la maggiore) è rappresentato dalla riduzione da otto a sei dei numero dei seggi minoritari. A chi va tolto il seggio? Uno magari ai serbi portando il numero dei loro deputati da tre a due? E l’altro, come si fa? Si accorpano i corpi elettorali italiano o ungherese? O ungherese e ceco e slovacco? E via discorrendo. Un bel rebus, che evidenzia come tutta l’iniziativa sia abbastanza velleitaria. Il che non vuol dire ancora che sia destinata a fallire sul nascere, in quanto fa leva un desiderio molto presente tra la popolazione: quello di contare di più e di ridimensionare le cosiddette élite politiche. Siamo in presenza di un populismo di destra strisciante, in quanto le proposte de “Il popolo decide” assomigliano molto a quelle fatte tempo addietro da “In nome della famiglia”. E il populismo, anche quello di sinistra, oggi impera dappertutto, pure in Croazia. Fermo restando che è difficile inserire i populisti nei vecchi schemi ideologici. 
    Resta il fatto che per le minoranze il clima resta quello di sempre, non propizio, con il rischio che soffino venti ancora più preoccupanti.

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