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Riconoscere e valorizzare il talento infantile

By Erika Blečić Aprile 24, 2019 82
Riconoscere e valorizzare il talento infantile Igor Kralj/PIXSELL

FIUME | Un programma pensato specificatamente per i bambini dotati è uno degli obiettivi che vede impegnati gli esperti del Ministero delle Scienze e dell’Istruzione. Lo ha confermato il ministro Blaženka Divjak, che ha annunciato: “Le direttrici per il lavoro con i bambini dotati terranno conto dello sviluppo emozionale del bambino nell’applicazione dei nuovi paradigmi di studio”, precisando che il numero dei bambini interessati rappresenta una percentuale compresa tra il 7 e il 10 per cento del totale e che per favorire al massimo l’espressione di tutte le loro potenzialità va impostata una formazione specifica degli insegnanti. Il programma dovrebbe coinvolgere però anche altri profili professionali, nonché i genitori. Lo spiega Jasna Arrigoni, presidente del Centro per i bambini dotati (Center for Giften Children) di Fiume. “Già nei primi giorni di vita si può osservare se il piccolo dimostra potenzialità. Se, ad esempio, da subito segue con lo sguardo persone e oggetti, oppure se reagisce fisicamente a chi e ciò che lo circonda. Poi, già nel primo e nel secondo anno di vita, il bambino può dimostrare particolare interesse per le lettere, i numeri, oppure legge, dispone di un vocabolario molto ricco per la sua età. Sono questi – chiarisce la Arrigoni – i primi segnali che si tratta di un bambino potenzialmente dotato. Se si tratta di un figlio unico, spesso i genitori non hanno con chi compararlo e il suo sviluppo a loro sembra normale. In tal caso, è l’educatrice all’asilo nido o quello d’infanzia, che potrebbe riconoscere i segnali. Per questo motivo è molto importante che siano educate a riconoscere tali bambini e aiutarli a sviluppare le potenziali attitudini”.

Tutti i contatti

“Quando il genitore o l’educatore per primo nota i segnali che potrebbero dimostrare che si tratta di un bambino potenzialmente dotato, si deve rivolgere al professionista preposto presso l’istituzione prescolare o scolastica frequentata dal bambino, dove dovrebbe venir avviato il procedimento di osservazione intensiva del bambino, ovvero il procedimento di identificazione. È raccomandabile che questo procedimento segua il principio di approccio multiplo, il che significa includere in esso tutte le persone rilevanti che conoscono il bambino: genitori, educatore/insegnante, medico curante, responsabile delle attività se il bambino le frequenta, professionisti (pedagogo e psicologo). Ognuna di queste persone espone la propria valutazione e dopo queste osservazioni e l’elaborazione dei dati raccolti si determina se si tratti o meno di un bambino potenzialmente dotato”, spiega la Arrigoni.

I modelli possibili

In questa fase di parla sempre di “potenzialmente” dotato, perché finché non inizia a creare concretamente, a conseguire risultati in determinati campi, non si può definirlo dotato. “Il processo creativo è molto individuale, non tutti iniziano nello stesso momento. Purtroppo, molti bambini potenzialmente dotati non sviluppano mai la propria attitudine, che si ‘perde’ nel tempo. Spesso questo bambino è solo, senza alcun incitamento né supporto dagli educatori, dagli insegnanti, dall’ambiente in cui vive. Con l’andar degli anni, semplicemente rinuncia a sviluppare le proprie attitudini, perché non ha alcun incentivo a evolverle”, dice ancora la Arrigoni, rilevando l’importanza di un’adeguata tutela organizzata per la guida di tali bambini. “Perché se esiste, allora il talento di questo bambino può continuare a svilupparsi. Se invece non c’è tale tutela organizzata, allora tutto dipende dall’educatore o dall’insegnante. Se questi comprende la sua necessità, se è dedito e vuole aiutare, il piccolo potrà continuare ad evolvere le sue capacità”. I modelli che consentono di arricchire l’insegnamento rendendo più interessante il programma proposto al bambino potenzialmente dotato sono diversi. “Ad esempio, si può accelerare il processo di apprendimento, ovvero iscriverlo prima a scuola, oppure fargli ‘saltare’ delle classi. Se il sistema è sufficientemente flessibile e orientato verso questi bambini, allora può funzionare. Il modello non viene applicato in Croazia, ma è in vigore ad esempio negli USA e in Olanda, dove poco tempo fa un bambino di 9 anni ha iscritto ben 3 corsi universitari”.

L’IQ non è l’unico parametro

Quanto alle percentuali dei bambini potenzialmente interessati da un programma specifico, Arrigoni rileva che queste non sono affidabili in quanto vengono calcolate tenendo conto unicamente dei risultati dei test d’intelligenza. “Come ha rilevato Joseph Renzulli, professore di psicologia dell’educazione all’Università del Connecticut, ‘se il bambino è dotato, con una grande motivazione, tenacia, molta attività, potrà diventare una persona dotata, anche senza dimostrare un quoziente di intelligenza superiore alla norma’. Ecco, per poter attuare ciò che ha affermato il ministro Divjak, secondo noi del Centro si potrebbero mettere in atto alcune misure particolari. Ad esempio – chiarisce –, se l’alunno frequenta una classe regolare si potrebbe fare in modo che gli siano assegnati esercizi che comportano un grado di difficoltà più alto rispetto a quelli assegnati al resto della classe. Oppure si potrebbero creare dei gruppi che si riuniscono una volta alla settimana e lavorano a determinati programmi. Noi a Fiume ne abbiamo due, l’e-učionica per i matematici di talento alla scuola elementare di Gornja Vežica, nonché l’Atelier di ricerche figurative dei ragazzi dotati (LIADO) presso la scuola elementare Nikola Tesla. Inoltre, al bambino può venir assegnato un mentore (in fisica, matematica, astronomia, musica e così via). Sono alcune possibilità da prendere in considerazione e su cui fondare i possibili approcci futuri”.

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Last modified on Mercoledì, 24 Aprile 2019 13:34