Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

    Capitale cinese? Una possibilità

    Capitale cinese? Una possibilità Dusko Marusic /PIXSELL

    ZAGABRIA | La Repubblica di Croazia si appresta ad attingere tra i 400 e i 500 milioni di kune versati all’Erario dai contribuenti, per procedere al risarcimento dei committenti e finanziatori del Gruppo Uljanik. Lo ha annunciato ieri ai microfoni della Radio Croata (HR), il ministro delle Finanze, Zdravko Marić, riferendosi agli impegni assunti dal Paese sulla base delle garanzie statali concesse alla società istriana. Nel corso della trasmissione “Come governa il governo” (Kako vlada vlada), Marić ha spiegato che il denaro sarà versato nel corso delle prossime settimane. Complessivamente, l’esposizione nominale dello Stato nei confronti del Gruppo Uljanik ammonta a 4,3 miliardi kune. Marić ha puntualizzato che, tenuto conto degli interessi, la somma lievita a circa 4,5 miliardi di kune. Tuttavia, il ministro ha rilevato che buona parte dell’importo è già stato corrisposto. “Abbiamo sborsato 3,1 miliardi di kune. La maggior parte della somma è stata versata l’anno scorso e ulteriori 600 milioni di kune sono stati pagati nei primi tre mesi del 2019”, ha chiarito Marić. Il ministro ha assicurato che, a prescindere dalla situazione connessa ai cantieri navali, le finanze pubbliche possono essere considerate stabili. A prova della sua tesi si è richiamato ai 758 milioni di kune di avanzo primario consolidato (0,2 p.c. del PIL) registrato dallo Stato nel 2018 e alla riduzione del debito pubblico, attestatosi l’anno scorso al 74,6 p.c. del PIL (-3,2 p.c. in meno rispetto al 2017).

    Trattative con l’armatore belga

    Marić ha assicurato che i Banski dvori faranno il possibile per evitare che siano attivate pure le garanzie statali delle quali il Gruppo Uljanik ha usufruito per la realizzazione del battello-draga William van Rubrocek. Ha avvertito che se le garanzie connesse al battello-draga dovessero essere contestate, lo Stato (ossia i contribuenti croati) sarebbe costretto a versare quasi un miliardo di kune ai beneficiari delle medesime. Ha rivelato che le trattative con il committente del battello-draga, una società armatoriale belga riconducibile a Jan de Nul, sono in corso. A detta del ministro, l’unità è stata completata circa all’80 p.c., ma ha spiegato di non conoscere i dettagli dell’operazione. Ha puntualizzato che in merito all’andamento dei negoziati il ministro dell’Economia, Darko Horvat è più aggiornato di lui. Marić si è limitato a esprimere l’opinione che “giunti a questo punto, vista l’impossibilità del Gruppo Uljanik di completare il battello-draga, forse sarebbe meglio spendere 150 milioni di kune ed evitare di doversi sobbarcare un costo ben più alto”.

    L’opzione acque internazionali

    A sua volta, Horvat ha spiegato che le trattative con l’armatore belga sono tese a fare in modo che la William van Rubrocek sia rimorchiata in acque internazionali per essere consegnata al suo proprietario, affinché possa essere completata altrove. “Un gruppo di esperti ingaggiati dal committente si reca tutti i giorni allo Scoglio Olivi. Questi tecnici sono dell’opinione che a Pola non ci siano i presupposti per completare il lavoro. Rimorchiare l’unità in acque internazionali al momento appare la soluzione meno onerosa per le Casse dello Stato. Se ciò avverrà dipenderà esclusivamente dalla decisione del management e dei dipendenti dello stabilimento polese, ossia se saranno favorevoli a preparare il battello-draga affinché possa essere rimorchiato”, ha spiegato Horvat.

    Un partner strategico

    Per quanto concerne il possibile ingresso del capitale cinese nel Gruppo Uljank, Horvat ha detto che una risposta è attesa entro il 3 maggio 2019. Proprio in quel giorno il Tribunale commerciale di Pisino dovrebbe esprimersi in merito all’avvio della procedura fallimentare dell’Uljanik. Il ministro non ha espresso pronostici sulla decisione che sarà presa dai manager della China Shipbuilding Industry Corporation (CSIC). Si è limitato a dire che la società istriana è oberata da un debito di 662 milioni di kune, di cui 512 nei confronti dei fornitori e 150 nei confronti dei dipendenti. “Se il processo di ristrutturazione sarà avviato dopo l’avvio della procedura fallimentare o se la medesima potrà essere evitata dipenderà dal fatto se si presenterà un partner strategico oppure no”, ha dichiarato Horvat. Il ministro ha ammonito che sono state esaurite le possibilità di correre in aiuto dei dipendenti, come è stato fatto in passato: “Quando siamo riusciti a versare gli stipendi ai cantierini, spingendoci al limite della legalità, e qualcuno minacciò di sporgere una denuncia penale nei miei confronti”. Ha avvertito, infine, che molto presto a Bruxelles potrebbero essere prese delle decisioni che rischiano di ripercuotersi sul Bilancio nazionale.

    Rate this item
    (0 votes)
    Last modified on Giovedì, 25 Aprile 2019 09:15