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    Il giullare radiofonico più amato a Fiume

    By Marin Rogić Gennaio 27, 2019 326
    Robert Ferlin Robert Ferlin Goran Žiković

    È prassi giornalistica, prima di un’intervista, presentare ai propri lettori in poche righe introduttive l’intervistato o il tema trattato. In questo caso mi trovo un po’ in difficoltà perché devo presentare Robert Ferlin e andare a scegliere i termini giusti per inquadrarlo come professionista. Giornalista? Conduttore radiofonico? Conduttore televisivo? Intrattenitore? Autore? Tutto questo? Oppure dire “giullare radiofonico”, come egli stesso si è definito. Difficile che a Fiume, nel Quarnerino e in Istria ci sia qualcuno che non lo conosca. O meglio, che non conosca la voce del “leggendario conduttore radiofonico”, come lo si definisce nella motivazione della nomination, riconfermata dallo scorso anno, a Miglior voce radiofonica nella categoria Radio del premio Zlatni studio.

    Quest’anno, a differenza del 2018, il motivo della soddisfazione è doppio, visto che Radio Fiume figura tra le radio candidate al premio nella categoria Migliore emittente radiofonica…
    E non basta. Robert Ferlin, è da qualche giorno in lizza anche per il premio Večernjakova ruža (La rosa del Večernjak), che viene conferito a personaggi noti del mondo dei media e dello spettacolo.
    Quale appuntamento migliore, dunque, per scambiare due chiacchiere con lui e ripercorrere la sua lunga carriera. Luogo dell’intervista? La sede di Radio Fiume, ovviamente.

    Com’è iniziata la tua carriera radiofonica? Ricordi il tuo primo approccio alla radio, magari proprio la prima volta che l’hai ascoltata?

    “Non ricordo se era in macchina, perché mio papà aveva un maggiolino e mi sembra che non avesse la radio. Ricordo però che a Pola, dove sono nato, quando ero piccolo, a casa ascoltavamo Radio Pola e non mi piaceva ciò che sentivo perché durante il pranzo ascoltavamo sempre le canzoni tipiche istriane, quelle che all’epoca venivano trasmesse dalla radio. Più tardi mi innamorai della radio quando conobbi a Trieste le stazioni italiane. Ricordo che gli altri andavano in giro per negozi e io rimanevo in macchina ad ascoltare Radio Fragola, Radio 101 e altre. Alle superiori, in terza, un’amica mi disse che una signora a Radio Pola stava cercando dei ragazzi da fare lavorare da onorari alla Radio. Mi sono fatto avanti e così è iniziata la mia storia, la trasmissione si chiamava ‘Kucaj jače’. Finite le scuole medie superiori, sono venuto a Fiume per iscrivermi alla Facoltà di Pedagogia, dove mi sono laureato in Lingua e letteratura croata e, una volta terminati gli studi, visto che non volevo insegnare, ho chiesto qui a Radio Fiume se c’era posto e mi hanno detto che mi troveranno qualcosa come onorario. E così ho cominciato..”.

    Da piccolo, cosa volevi fare da grande?

    “L’attore. Ho anche provato a iscrivermi all’Accademia di recitazione ma non ho superato l’esame d’ammissione”.

    Quant’è cambiata la radio, e il modo di farla, dai tuoi inizi ad oggi?

    “Abbastanza, anche se l’essenza è rimasta: la voce, questa è la base intorno alla quale nasce il tutto. Se devo fare un paragone, posso dire che oggi è molto più facile, la tecnologia ci permette di lavorare più velocemente, quando ho iniziato non c’era Internet e, per esempio, quando veniva un ospite in studio, non avevi Google sul quale informarti, ma dovevi incontrarti prima con la persona e chiederle informazioni su di essa che poi avresti utilizzato durante la trasmissione”.

    Cosa ti piace del tuo lavoro e cosa invece no?

    “Onestamente non posso dire che c’è qualche cosa che non mi piace. Se devo scegliere cosa mi piace di meno è la parte informativa, quando devo andare in giro a seguire le conferenze stampa e ridurre in poche frasi temi che magari sono stati affrontati per 20 minuti, mezz’ora. La cosa che amo di più è stare seduto qui in studio, parlare con le persone, chiacchierare con gli ospiti, confrontarmi, conoscere”.

    ROBI 01
    Meglio microfono o telecamera? In quale ruolo ti trovi di più a tuo agio?

    “Sempre il microfono. Con la telecamera devi fare molta più attenzione”.

    Ti senti più giornalista o conduttore?

    “Conduttore, o meglio ‘giullare radiofonico’”.

    C’è un episodio, un momento, della tua carriera che ricordi con particolare piacere e ce n’è invece uno che scorderesti volentieri?

    “Di quelli che dimenticherei ce ne sono, soprattutto quando in onda fai la figura di uno che non sa di che cosa sta parlando. Per fortuna non mi è capitato spesso, anche se ho chiaro in mente un episodio che preferirei dimenticare proprio del tutto...”.

    Raccontacelo...

    “Una delle cose di cui mi vergogno di più è di avere annunciato il leggendario gruppo UB 40 (che si pronuncia UB Forty), traducendolo in croato, ‘UB četerdeset’. Non avevo idea di come si pronunciasse e una volta che me lo fecero presente mi sono messo le mani tra i capelli e ho pensato: ‘Oh mio Dio tutti mi hanno sentito, nessuno mi vorrà più alla radio’. Per fortuna sono ancora qui”.

    Ti è mai capitato di essere riconosciuto per strada non per l’aspetto fisico ma per la voce?

    “Sì, soprattutto anni fa, quando andavo in banca a ritirare gli assegni. Non esistevano ancora i bancomat, per cui tutto si sbrigava agli sportelli e allora mi capitava che qualcuno mi riconoscesse. Comunque neanche lontanamente quanto capitava al collega, ora in pensione, Damir Pijaca, che ovunque andasse, appena diceva buongiorno, tutti riconoscevano la sua voce”.

    Qual è la manifestazione o la trasmissione che conduci o hai condotto o la rubrica alla quale tieni di più?

    “Tra le manifestazioni direi sicuramente il MIK. Nel 1993, dopo solo tre anni che lavoravo, Milka Čakarun-Lenac e Andrej Baša mi offrirono la conduzione del Festival. Ero giovane, inesperto ma hanno creduto in me. Per quanto riguarda la televisione, ricordo con piacere la trasmissione andata in onda in occasione dei mondiali di calcio in Sud Africa ‘Afrovizija’: un mese di solo calcio che per me fu una goduria assoluta perché amo questo sport. Da tifoso del Rijeka poi, non dimenticherò mai il 2-2 a Stuttgart, la partita a Rujevica contro il Cibalia, quando la mia squadra del cuore vinse il campionato. Sono momenti indelebili che mettono le emozioni davanti alla professionalità, che ti fanno dimenticare che sei un giornalista e che non devi farti prendere dai sentimenti, ma che sono talmente intrisi di emotività che è impossibile rimanere indifferenti”.

    Che cosa ascolti alla radio e che cosa guardi in TV?

    “Alla radio ascolto musica di ogni genere, tranne il turbo-folk. Forse non lo dovrei dire, ma ogni volta che qualcuno inizia a parlare, se si dilunga, cambio frequenza e cerco musica, croata o straniera che sia, è indifferente: l’importante è che sia musica. Per quanto riguarda la tv, guardo le sitcom, format brevi, che mi fanno ridere e rilassare: nulla di troppo impegnativo…”

    Come tutti anche tu avrai momenti in cui ti senti giù di morale. Come si superano se si deve andare in onda dal vivo? Ti è mai capitato che una situazione legata alla tua vita privata abbia influito sul tuo lavoro?

    “Non mi è mai capitato, anche se mi è successo di parlare di cose mie personali, mettendole però in bocca ad altre persone, ad esempio, ‘un mio amico ha fatto questo o quest’altro’ e invece parlavo di me. Una specie di psicoterapia personale”.

    La radio ha un futuro in un mondo dominato dal web e dai social network?

    “Onestamente sul futuro della radio ho un po’ di perplessità. I miei colleghi mi canzonano quando dico loro che davanti a noi c’è una strada in ripida salita. Ci sono sempre meno posti in cui senti la radio accesa. Un tempo la si ascoltava dappertutto, nei centri commerciali, nei negozi, in ufficio. Oggi succede sempre più rararmente. Sarebbe da sciocchi dire che non avrà un futuro, ma ritengo che non avrà mai più il ruolo che ha avuto in passato”.

    Se Radio Fiume ha successo, qual è il merito del team conduttori; secondo te, perché Radio Fiume piace agli ascoltatori?

    “Questo lo dovremmo chiedere agli ascoltatori. Penso che il fattore in più è che siamo un team consolidato che da molti anni lavora insieme. Poi credo che la gente ci percepisca come qualcuno di loro, simile a loro, come possono esserlo gli amici, i vicini di casa, le persone che si incontrano per strada, al bar. Diamo loro molto libertà quando siamo in onda. Non censuriamo. Da noi vige molta libertà e questo induce il pubblico a percepirci come ‘qualcuno di loro’”.

    Oggi è facile raggiungere popolarità grazie e reality o talent show di ogni genere. Come si riesce a mantenere la popolarità?

    “Una cosa sono i reality, un’altra i talent. Per partecipare ai primi non devi avere alcun talento, basta riuscire ad affabulare il pubblico a casa; vinci il montepremi e poi nel giro di poco tempo passi nel dimenticatoio. Se oggi chiedessi a qualcuno che segue queste trasmissioni, qual era il reality che portò uno dei vincitori alla notorietà, credo che la stragrande maggioranza delle persone non lo saprebbe. Il discorso è diverso per i talent, dove molti si perdono per strada, ma qualcuno rimane, continua a incidere dischi, mantiene la popolarità perché questa è sostenuta da un vero talento. Bisogna lavorare tanto per riuscirci”.

    C’è qualcuno che non hai ancora avuto modo di intervistare, ma ti piacerebbe averlo ospite in trasmissione?

    “Riflettendoci un po’ direi che non c’è, perché bene o male, sia in radio che in televisione, ho avuto la possibilità di collaborare praticamente con tutti i personaggi della scena mediatica croata. Se poi dovessi pensare a qualcuno di preciso, mi viene in mente all’astronomo Korado Korlević, che reputo un genio e con il quale non ho mai avuto la possibilità di parlare dal vivo. Forse è anche meglio così, perché credo che lui sia un tale lume che a confronto con noi comuni mortali, ti lascia di stucco, senza parole: rischi di chiedergli delle banalità”.

    Dove ti vedi tra 10 anni?

    “Non sarò ancora in pensione e quindi spero di essere ancora qui, alla radio, con qualche nuova trasmissione. Lo dico sempre: sono estremamente fortunato a fare questo lavoro che io non ritengo tale. Lo considero quasi un hobby: un hobby per il quale vengo anche pagato. Non dico mai vado a lavoro, ma vado alla radio e questa la dice lunga sul mio legame con il mestiere”.

    Un istriano a Fiume come si è trovato? Torni a volte nel tuo paese d’origine, a Ferlini?

    “Mio nonno era di Ferlini. I miei genitori sono di Stocozzi (Štokovci), che dista 4 o 5 km da Ferlini. Lì ho una casa nella quale torno ogni 2-3 settimane d’estate, dove mi rilasso su una panchina, passo le serate organizzando delle grigliate.…”

    Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane che magari un giorno vorrebbe essere il nuovo Robert Ferlin?

    “Deve avere una grande forza di volontà e non arrendersi mai. I giovani che vedo oggi mi sembrano non avere quello spirito combattivo che avevamo noi ai nostri tempi. Spero di sbagliarmi però”.

    La popolarità ti ha cambiato la vita in qualche modo?

    “Direi di no, l’unica cosa che è cambiata è che incontro spesso qualcuno che mi chiede del mio lavoro, perché scambiano questo con la tua vita privata, credono che tu sia un conduttore anche nella vita privata. A un pugile non chiedi mai di fare a pugni? Se incontri un saldatore non gli chiedi mai di saldarti qualche cosa. A noi capita invece che ci chiedano di dire alla radio questo o quest’altro e, nonostante da una parte ti faccia piacere, dall’altra può diventare un tantino pesante”.

    Radio Fiume quest’anno è candidata al premio Studio d’oro (Zlatni studio) e tu al premio Voce preferita (Omiljeni glas). Che ne pensi?

    Mi fa molto piacere, anche perché l’anno scorso ero stato proposto soltanto io, mentre quest’anno è nominata anche la Radio. Credo che queste nomination la dicano lunga su ciò che noi rappresentiamo all’interno del sistema della Radiotelevisione croata (HRT), che negli ultimi anni non è vista proprio di buon occhio e viene percepita da molti come un luogo in cui alcuni piazzano a far lavorare gli amici degli amici, che fanno poco o niente. A Radio Fiume si lavora tanto, ma forse a differenza di altri segmenti dell’ente, lo si fa ancora volentieri.

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    Last modified on Lunedì, 28 Gennaio 2019 14:48