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    Anthony Miličić, dal Rijeka ai Mondiali femminili 2019

    By Nevio Tich Febbraio 28, 2019 173

    Alzi la mano chi si ricorda di Anthony “Ante” Miličić, attaccante australiano in forza al Rijeka alla fine degli anni ‘90? Probabilmente in pochi, perché quando si parla di quel periodo, specialmente della stagione 1998/1999, i pensieri volano subito sul titolo strappato ai fiumani all’ultima giornata di campionato dal guardalinee Zoran Krečak e dal... “palazzo”. Miličić arrivò pochi giorni dopo quel fatidico e triste 26 maggio 1998, e nelle due stagioni trascorse a Fiume, sotto la guida di Nenad Gračan, collezionò 51 presenze condite da 15 reti. Anthony fu un giocatore molto valido, dotato di una buona tecnica, ma poco “comprensivo” della realtà del Paese dei suoi antenati. Infatti, si racconta che mal digeriva i continui ritardi dello stipendio e la scarsa disciplina organizzativa in seno al club e in generale. Questo incise anche un po’ sul suo rendimento in campo, comunque molto soddisfacente. Una volta lasciato il Rijeka, trascorse poi la carriera tra Australia e Malesia, appendendo le scarpe al chiodo nel 2010. Da quel momento ha intrapreso la carriera di allenatore, partecipando anche a due Mondiali con i Socceroos prima in qualità di vice di Ange Postecoglu nel 2014 e la scorsa estate in Russia come assistente dell’olandese Bert van Marwijk. Una settimana fa, tra lo stupore generale, Ante è stato nominato dalla Federcalcio australiana come tecnico della nazionale maggiore, ma di quella femminile! E l’incarico è di quelli davvero importanti, visto che a giugno le ambiziose “Matildas” prenderanno parte ai Mondiali in Francia, dove sono state inserite nel girone insieme all’Italia. Il suo predecessore, Alen Stajčić (anche lui di chiare origini croate), è stato esonerato dopo cinque anni su esplicita richiesta delle giocatrici e dei suoi più stretti collaboratori, non per gli scarsi risultati bensì per alcuni… scandali interni.

    Non me l’aspettavo

    “Quando mi hanno nominato, quasi non ci credevo. Sinora non ho mai avuto esperienza da allenatore di squadre femmminili e anche per questo motivo fatico onestamente a capire la scelta da parte della Federcalcio – ammette –. Ho l’impressione che nemmeno loro siano tanto sicuri della scelta, al punto che ho firmato un contratto di pochi mesi, sino alla fine del Mondiale. Poi analizzeremo com’è andata e decideremo il da farsi. Perché ho accettato? Perché sono fatto così e mi piacciono le sfide. Il 28 febbraio a Brisbane prende il via la Coppa delle Nazioni con Argentina, Corea del Sud e Nuova Zelanda e soltanto allora farò meglio conoscenza con questa nuova realtà”. Nel frattempo, Miličić ha già diretto qualche seduta di allenamento. “L’atmosfera era molto migliore che negli ultimi tempi, c’èra un clima distensivo e di serenità, ma i carichi di lavoro erano onestamente un po’ troppo duri. Forse il nuovo coach ha dimenticato che ora ha a che fare con delle... ragazze”, il commento della capitana, Samantha Kerr.

    Un’esperienza positiva

    Quando il 44.enne Miličić dice che gli piacciono le “nuove sfide”, il pensiero ritorna inevitabilmente anche alla fine degli anni ’90. “Ero in Olanda, al NAC Breda, e quando mi è arrivata l’offerta del Rijeka mi sono detto: ‘Accetta e vai a conoscere la terra dei tuoi nonni e genitori’. All’epoca avevo 25 anni, l’età giusta per fare nuove esperienze professionali e di vita. Inoltre, giocare in Europa è il sogno di ogni calciatore. Il Rijeka era competitivo, arrivava da una stagione molto positiva e c’erano tutti i presupposti per fare bene. E in effetti fu un’esperienza abbastanza positiva, al di là dei problemi che sorsero con il tempo. Ma io sono per natura un giramondo, che difficilmente si ferma in un posto a lungo. Così, due anni dopo, me ne sono tornato in Australia. A parte lo Sydney United, quando ero ancora alle prime armi, in nessuna altra squadra sono rimasto per tre anni di fila”, racconta.

    In giugno... tappa a Fiume?

    Pur vivendo e lavorando dall’altra parte del globo, Miličić non dimentica le origini e il passato. “Sono amico di Jason Davidson, che ha giocato per un po’ al Rijeka. Ora è a Perth, ma quando ci sentiamo o vediamo, ne parliamo volentieri. Mi ha fatto molto piacere quando è arrivato a Fiume il primo titolo della storia. Perché, pur non potendolo seguire da vicino due anni al Rijeka non si possono dimenticare. In giugno ci sono i Mondiali femminili in Francia e chissà che, approfittando dell’occasione, non faccia tappa per qualche giorno nel Quarnero...”

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    Last modified on Venerdì, 01 Marzo 2019 10:10