Cultura

«Il dialetto rovignese è aria e acqua, è vita»

S’intitola “Ciacule” la silloge di Maria Sciolis, che ha ottenuto il primo premio nella categoria “Letteratura”, sezione “Poesia in lingua italiana o in uno dei dialetti della Comunità Nazionale Italiana” all’ultima edizione del Concorso d’Arte e Cultura “Istria Nobilissima”, promosso dall’Unione Italiana e dall’Università Popolare di Trieste. La commissione preposta ha giudicato il lavoro letterario della Sciolis come “raccolta in cui l’autore attraverso il dialetto riesce con semplicità e schiettezza a toccare temi profondi, dall’inutilità delle ‘ciacule’ alla fuggevolezza della vita”.


Salvaguardia del dialetto rovignese

Una dimensione dunque che si esprime in maniera multiforme tramite la poesia, la ricerca culturale, linguistica ed etnica, che riguarda il colorito microcosmo rovignese. Un piccolo universo, che l’autrice cerca di perpetuare tramandandolo alle nuove generazioni tramite scritti e poesie. Professoressa di lingua italiana e latina presso la Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno, Maria Sciolis è dedita alla ricerca e al recupero della preziosa tradizione culturale popolare rovignese, ormai purtroppo a rischio d’estinzione.

Ci può spiegare la sua silloge? Com’è nata? Che cosa l’ha ispirata?

“Mi sono ispirata alla vita quotidiana e a quello che ci circonda – ha esordito la prof.ssa Maria Sciolis –. Sei poesie compongono la silloge, nata quasi d’impeto sul finire dell’inverno dello scorso anno. Sono stata ispirata da riflessioni sul passare della vita: ...questa è la mia vita/ora sola/sul limpido del mondo oppure Due badilate di terra/E chi ha avuto ha avuto oppure ancora ...d’estate la chiesa dell’Oratorio/è troppo piccola per noi altri/e voi altri/ma d’inverno è una spelonca...”.


«La lingua che mi fa respirare»

Quali valori riflette la sua opera premiata?

“La silloge punta su elementi come la fugacità del tempo, la vita che passa, la quotidianità, su pensieri e cose che sono attuali in un attimo particolare della nostra esistenza”.

Perché in dialetto?

“La silloge è stata scritta in dialetto rovignese perché è la lingua che mi fa respirare. Qualche giorno fa ho sentito dire il Papa in tv come dobbiamo pregare in dialetto – ha proseguito l’autrice –, è questa la nostra lingua. Il dialetto rovignese è la mia prima lingua, quella che mi fa sentire diversa e particolare. Chiunque può imparare l’istroveneto e l’italiano, ma il dialetto ce l’abbiamo dentro di noi. Io sono molto legata alla mia terra – ha spiegato ancora la scrittrice – e il rovignese pervade tutto il mio essere. È un mezzo con il quale mi esprimo”.


Gruppi di dialetto rovignese

Quanto è presente il dialetto nelle scuole italiane di Rovigno?

“Nella SEI “Bernardo Benussi” è attivo il Gruppo del dialetto rovignese, che viene molto curato. Si organizzano recite, gli alunni partecipano ai concorsi banditi dalla Regione istriana e dall’Unione Italiana. Gli allievi della Scuola elementare italiana dispongono dunque di questo preciso gruppo di attività extradidattiche. Anche nella Scuola Media Superiore si sta lavorando sulla tutela del nostro idioma. Basti citare il Concorso intitolato “Favalando a la ruvigni∫a”, promosso dalla Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno e istituto nel 1996. Le prime edizioni erano gestite quasi autonomamente dal gruppo di attività libere rovignese e, per la parte tecnica e finanziaria, dalla direzione della scuola. Oggi il concorso è gestito dalla Communità degli Italiani, dove c’è anche un gruppo che si occupa del recupero del dialetto e che usufruisce del supporto del prof. Libero Benussi. Scopo del Concorso è promuovere e coltivare nelle giovani generazioni alcune iniziative di sapore strettamente locale legate alla lingua rovignese (che appartiene al gruppo neolatino dell’istroromanzo). Oggi nelle scuole medie non esiste un vero e proprio gruppo di attività libere, ma sono gli alunni interessati a rivolgersi ai propri docenti”, ha precisato la nostra interlocutrice.

È la prima volta che partecipa a Istria Nobilissima?

“Avrò partecipato quattro o cinque volte al Concorso d’Arte e Cultura “Istria Nobilissima”. La prima volta che ho conseguito dei risultati, è stato nel 2002 con una raccolta di poesie in rovignese intitolata ‘Radici e suchi’ ottenendo il secondo premio. Nel 2012 ho scritto una prosa a quattro mani con la collega Graziella Ponis di Capodistria intitolata ‘Un’esperienza di scuola e di vita’. Trattavamo la prima esperienza di alfabetizzazione dei nostri connazionali della Slavonia, ottenendo una menzione onorevole. Infine, nel 2017 ho ottenuto il primo premio per la poesia”.


Un idioma che vuole farsi sentire

Come si è avvicinata alla scrittura e quali sono stati i suoi primi lavori?

“Beh, è da anni che scrivo delle annotazioni, frasi e versi in dialetto rovignese”.

Qual è il significato del dialetto rovignese per un abitante autoctono?

“Per me il rovignese è una lingua che desidera farsi sentire, che viene su proprio dai talloni. Il dialetto rovignese è vita, aria e acqua, è la mia lingua, quella di tanta mia gente. Non sogno in rovignese, ma lo uso per dire le mie cose più intime”.


Futuro incerto

Come vede il futuro dei dialetti istrioti?

“Mi fa paura pensare al futuro dei dialetti istrioti. Ricordo gli anni quando frequentavo la scuola elementare e media superiore. In cortile, tra di noi, parlavamo solo ed esclusivamente in dialetto istroveneto. Oggi, invece, le cose sono cambiate. I ragazzi parlano il croato o l’italiano standard. Ciò significa che il dialetto non è più la lingua della famiglia, quella che si porta dentro, nel proprio animo. Il dialetto è il profumo e l’odore della nostra terra”, ha concluso Maria Sciolis.

 

 

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